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Crollo, fallimento, rovina

"I momenti di crisi raddoppiano la vitalità negli uomini. O forse, più in soldoni: gli uomini cominciano a vivere appieno solo quando si trovano con le spalle al muro."

Paul Auster, Il libro delle illusioni, 2002

 

I Ministri delle Finanze europee hanno trovato un’accordo sulle regole da applicare in caso di fallimento o ristrutturazione del sistema bancario di un Paese membro dell’Unione Europea

Fallimento "ordinato" delle banche. Tutto chiaro?

Ci sono ombre oscure e guai in vista per i risparmiatori.

Si tratta della normativa che regola il fallimento ordinato delle banche

na teoria è una supposizione, un’idea, un concetto, un’ipotesi.

Come sempre utilizzano termini che sono espressione di massima chiarezza e comprensione per la maggiornaza dei cittadini.

Le parole predominati sono il bail-out e bail-in.

Infatti, con l’aggravarsi della crisi il sistema bancario è entrato in difficolta perché le banche sono i maggiori compratori di titoli di Stato. Per salvare le banche, i Governi europei sono stati costretti ad intervenire con soldi pubblici, per circa 1.600 miliardi di euro, e ricapitalizzare il sistema bancario, il cosidetto “bail-out” cioè il salvataggio da parte di soggetti esterni. Così facendo i Governi, già in deficit eccessivo, hanno aumentato le tasse e la pressione fiscale ed emesso titoli aumentando il debito pubblico.

Dopo questo accordo cambiano molte cose l'attenzione si sposta verso il “bail-in” cioè il salvataggio interno. Questo significa che prima che intervenga il Governo con soldi pubblici, saranno nell’ordine gli azionisti, i detentori di obbligazioni, ed infine i depositanti, in altre parole i risparmiatori a subire le eventuali perdite. Sono esclusi i depositi inferiori ai 100 mila euro.

Nel dettaglio, ci sono altre condizioni piuttosto stringenti:

  • il Governo potrà intervenire a sostegno della banca solo dopo che gli investitori, azionisti, obbligazionisti e depositanti, avranno subito una perdita pari almeno all’8% degli attivi dell’istituto
  • l’intervento statale è stato comunque limitato al 5% degli attivi;
  • l’intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità avviene solo se vi sono determinate circostanze;
  • è previsto che i Governi si adoperino per creare dei fondi di liquidazione, pari allo 0,8%-1,3% del totale dei depostiti garantiti

Quali sono le novità per i risparmiatori?

Questo è un accordo di massima a livello europeo, ecco in breve cosa cambierebbe per il risparmiatore italiano:

  • depositi sotto i 100 mila euro – i risparmi continuano ad essere assicurati dal Fondo di Garanzia sui Depositi
  • depositi oltre i 100 mila euro – la porzione di deposito che eccede i 100 mila euro potrebbe essere intaccata
  • investimenti in obbligazioni bancarie, in caso di bancarotta della banca di cui si detengono le obbligazioni, ci potrebbero essere ripercussioni in funzione del grado di subordinazione delle obbligazioni
  • investimenti in azioni bancarie, in caso di default della banca saranno i primi a subire un’eventuale perdita.

Fin qui una sintesi dell'accordo Ecofin che entrerà in vigore dal 2018 mentre per i paesi in difficoltà le norme potranno essere attiuate anche dal 2014, oramai la strada, per far salvare le banche ai risparmiatori, proprietari di azioni, obbigazioni, conticorrenti con depositi importanti, è stata traccaita. Cipro ne è l'esempio.

Vediamo perchè invece interessa tutti i depositi anche quelli inferiori ai €100mila.

 

Facciamo un riepilogo e cerchiamo di rispondere ai vari punti.

 

  • Gli azionisti saranno i primi ad essere spazzati via.
  • Successivamente, gli obbligazionisti e i possessori di altri titoli di debito subordinati.
  • Subito dopo vengono gli obbligazionisti non assicurati e le grandi imprese, a meno che non ci sia l’azione di governo a proteggerli.

Sarà possibile che i governi intervengano per proteggere gli obbligazionisti? Forse per qualche grande impresa, ma non sarà possibile per tutti, prima o poi qualcuno deve pur pagare per salvare le banche.

 

  • Successivamente, ad essere colpiti saranno i depositi superiori a 100 mila euro di proprietà di persone fisiche o piccole e medie imprese.

Quanti sono in percentuale questi depositi, potranno bastare per salvare le banche?

La maggior parte dei depositi sono di piccoli risparmiatori, saranno realmente esclusi?

Gli Stati Europei hanno creato un Fondo di Tutela dei Depositi che copre fino a 100 mila euro. Questi fondi sono nazionali,e non ci sono garanzie che in casi estremi questi fondi reggano, soprattutto in caso di crisi dell’intero paese.

 

  • L’unica fascia protetta in ogni caso è quella dei depositi inferiori ai 100 mila euro e prestiti interbancari con scadenza a 7 giorni.

 

  • Le autorità nazionali possono scegliere di proteggere dalle perdite i derivati, se dovessero ritenere che la loro inclusione nella ristrutturazione sia impossibile o possa portare a perdite maggiori per gli altri creditori.

Infatti sarà possibile salvare la speculazione fatta da investitori, in maggior parte banche, dalle perdite da strumenti di investimento a rischi elevato come i derivati, poichè proprio questi investimenti portano le maggiori perdite.

Leggi qui per vedere quanto rischio esiste per i derivati...

 

  • E' evidente che nel momento in cui i governi inizieranno a costruire i fondi di risoluzione, pari allo 0,8%-1,3% del totale dei depostiti garantiti dalla totalità del sistema creditizio, la maggior parte delle banche subirà importanti prelievi o tasse, anche retroattive, per costituire questi fondi.

Banche, dall’Ue ok a fallimento ordinato

da Eeconomia Web di La Redazione di EconomiaWeb.it

 

Alla Bce il compito di supervisionare i 6mila istituti e segnalare i salvaggi.

Via libera della Commissione Ue al nuovo pilastro dell’unione bancaria: il meccanismo unico di fallimento ordinato stabilisce quando e come una banca in difficoltà debba fare default, e affida alla Commissione Ue il potere di decidere quando fare scattare il fallimento.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO. Il meccanismo unico funzionerà così: la Bce, il supervisore delle 6mila banche europee, segnalerà quando una banca si trova in difficoltà e ha bisogno di essere salvata. Un board formato da rappresentanti di Bce, Commissione Ue e autorità nazionali del Paese della banca problematica, preparerà il fallimento ordinato dell’istituto. Avrà ampi poteri in questa fase preparatoria e sarà responsabile delle decisioni principali su come la banca farà default.

Le autorità nazionali saranno strettamente coinvolte. Sulla base della raccomandazione del ‘board’, la Commissione europea deciderà se e quando far scattare il fallimento ordinato. Basandosi sulle proposte del ‘board’, saranno le autorità nazionali incaricate del ‘fallimento ordinato’ a rendere esecutive le sue decisioni.

IL BOARD SUPERVISIONA IL DEFAULT. Il board supervisionerà il processo di esecuzione del ‘default’ e se valuterà che le autorità nazionali non eseguono le sue raccomandazioni correttamente, potrà intervenire direttamente. Inoltre, verrà creato un ‘fondo di risoluzione unico’, controllato dal ‘board’, per assicurare la disponibilità del funding a medio termine mentre una banca viene ristrutturata. Sarà finanziato da contributi del settore bancario, mettendo insieme i fondi di risoluzione nazionali come già stabilito dalla direttiva sullo schema di fallimento ordinato.

Dunque ora siamo tranquilli che c’è il board della BCE che deciderà se una banca deve fallire, come deve fallire e chi pagherà….eh per grazia ricevute le autorità locali saranno persino coinvolte.

 

Domanda Fondamentale: perché si sente tanto il bisogno di un meccanismo “ordinato” per il fallimento delle banche europee?

 

Ma le banche europee non erano solidissime?

 

Ed infine: Avete notato la velocità della luce con cui il sistema Cipro è stato portato al rango di regola europea?

Se la memoria non mi inganna al botto di Cipro si disse che il Bail-IN rappresentava una eccezione alla regola, e infatti l’eccezione è diventata una regola.

 

Ora la NUOVA REGOLA è che assolutamente i 100.000€ di deposito sono garantiti…… tranne eccezioni che diventeranno regola.

 

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Chi mette i soldi nel fondo?

 

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, FITD, costituito nel 1987

al quale devono aderire tutte le banche italiane aventi come forma societaria la società per azioni.

Le succursali di banche comunitarie operanti in Italia l'adesione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è volontaria.

Sono escluse le banche di credito cooperativo che aderiscono al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo.

Il fondo garantisce una copertura massima fino a 100.000 euro per depositante e per istituto di credito.

Per legge gli istituti di credito non sono ammessi al fallimento.

La Banca d'Italia dichiara lo stato d'insolvenza e avvia l'amministrazione controllata o la liquidazione coatta amministrativa, nel contempo autorizza l'intervento del fondo che chiede alle banche aderenti le somme per risarcire gli investitori.

Se la banca ha problemi di liquidità, il fondo interviene per garantire questo diritto, ad esempio in caso di temporanea insolvenza o di fallimento. Il fondo consiste in un accantonamento contabile e in un patto di solidarietà fra istituti di credito, che si impegnano a intervenire uno in soccorso dell'altro, nelle misure stabilite, mentre non vi sono reali accantonamenti di denaro o titoli messi a disposizione di un soggetto gestore del fondo.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_interbancario_di_tutela_dei_depositi

Alcune esclusioni sono importanti vediamole:

tratto dal sito del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi - http://www.fitd.it/garanzia_depositanti/garanzia_dep.htm

Si riporta di seguito il testo vigente dell'art. 96-bis del T.U.B, così come modificato dal decreto legislativo n.49 del 24 marzo 2011 di recepimento della Direttiva 2009/14/CE, cui l’articolo 27 dello Statuto del FITD si conforma:

Art. 96-bis (Interventi)

Art.1 e 2 .....(omessi per brevità, puoi consultarli direttamente dal sito)

Art. 3. Sono ammessi al rimborso i crediti relativi ai fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione, sotto forma di depositi o sotto altra forma, nonché agli assegni circolari e agli altri titoli di credito ad essi assimilabili.

Art. 4. Sono esclusi dalla tutela:

  • a) i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore;
  • b) le obbligazioni e i crediti derivanti da accettazioni, pagherò cambiari ed operazioni in titoli;
  • c) il capitale sociale, le riserve e gli altri elementi patrimoniali della banca;
  • c-bis) gli strumenti finanziari disciplinati dal codice civile;
  • d) i depositi derivanti da transazioni in relazione alle quali sia intervenuta una condanna per i reati previsti negli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale;
  • e) i depositi delle amministrazioni dello Stato, degli enti regionali, provinciali, comunali e degli altri enti pubblici territoriali;
  • f) i depositi effettuati da banche in nome e per conto proprio, nonché i crediti delle stesse;
  • g) i depositi delle società finanziarie indicate nell'art. 59, comma 1, lettera b), delle compagnie di assicurazione; degli organismi di investimento collettivo del risparmio; di altre società dello stesso gruppo bancario degli istituti di moneta elettronica;
  • h) i depositi, anche effettuati per interposta persona, dei componenti gli organi sociali e dell'alta direzione della banca o della capogruppo del gruppo bancario;
  • i) i depositi, anche effettuati per interposta persona, dei titolari delle partecipazioni indicate nell'art. 19;
  • l) i depositi per i quali il depositante ha ottenuto dalla banca, a titolo individuale, tassi e condizioni che hanno concorso a deteriorare la situazione finanziaria della banca, in base a quanto accertato dai commissari liquidatori.

I punti a e questo ultimo il punto l, devono far riflettere.

I depositi e fondi al portatore del punto a, potrebbero essere i libretti a risparmio cosidetti al portatore, ma la peggiore ipotesi ptrebbe essere quella del punto l, cioiè di aver richiesto alla banca tassi o condizioni di deposito di particolare favore e che potrebbero aver influito al dissesto finanziario della banca stessa. Questi depositi anche se inferiori ai 100 mila euro potrebbero essere esclusi dalla garanzia.

 

La domanda più importante a questo punto è di certo:

se la massa di depositi in Italia è di circa 1000 miliardi di euro, la metà del debito pubblico. come potrebbe il fondo FITD, che non ha soldi reali versati, fare fronte a tutti questi depositi?

 

"Se pensate, dunque, che in Italia basti il Fondo Italiano di Tutela dei Depositi per alleviare il panico, vi sbagliate. In teoria, da regolamento, sono le banche "virtuose" a pagare per i fallimenti dei concorrenti. Il fondo consiste infatti in un patto di solidarieta' fra istituti di credito, ma non garantisce che i soldi vengano stanziati effettivamente ... I soldi non sono mai stati stanziati realmente nel FITD, che funziona dunque come una copertura assicurativa "eventuale". Se dovessero fallire due grandi banche italiane, ad esempio, difficilmente qualcuno riuscirebbe a pagare le coperture assicurative, per cui i depositi non sarebbero garantiti nemmeno sotto la famosa soglia dei 100 mila euro. Il Fondo di Tutela dei Depositi - che come visto non e' realmente un fondo ma un'intesa di cooperazione tra banche - salterebbe in aria.

...Nell'area euro al momento non vi e' alcuna garanzia effettiva per i correntisti..."

http://www.wallstreetitalia.com/article/1531203/euro/fondo-garanzia-depositi-non-impedir-corsa-sportelli.aspx

 

Per approfondire quanto puoi stare tranquillo puoi vedere le ultime banche italiane fallite.

www.bancaditalia.it/vigilanza/avvisi/elenco/amm_straord.pdf

 

E' chiaro che questo sistema non può funzionare in questo modo, bisogna separare le banche ordinarie che fanno semplice raccolta e finanziamento alle imprese e famiglie, dalle banche che fanno investimenti.

La SEPARAZIONE BANCARIA è la via per risanare il sistema bancario.

Vedi come si può fare... http://www.movisol.org - http://www.movisol.org/13news158.htm

 

Continua a leggere...

 

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"Le banche hanno provocato più danni

alla religione,

alla moralità,

alla tranquillità,

alla prosperità e

anche alla ricchezza

della nazione

rispetto al bene

che possono

aver fatto finora

o che mai faranno."

 

John Adams,

Presidente degli Stati Uniti d’America

 

 

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